Rassegna stampa

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Unico 2013: proroga per i versamento

In un’interrogazione parlamentare di giovedì 30 maggio il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che è in corso di lavorazione un provvedimento che prevede la proroga dei versamenti delle somme dovute a saldo e a titolo di primo acconto dal 17 giugno all’8 luglio prossimo senza alcuna maggiorazione e dal 9 luglio al 20 agosto 2013 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interessi.
La doppia proroga delle scadenze di pagamento riguarda però solo i contribuenti obbligati alla presentazione del modello Unico 2013  (  persone fisiche e i soggetti diversi dalle persone fisiche ) che esercitano attività economiche per le quali risultano elaborati gli studi di settore.

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Articolo pubblicato il 30 Maggio 2013

SLITTAMENTO TERMINI PRESENTAZIONE 730/2013

Il Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Mef  ha decretato lo slittamento al 10 giugno 2013 il termine per la consegna del 730 a CAF – dipententi e professionisti abilitati  ( Dpcm del 29/05/2013 )

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Articolo pubblicato il 24 Maggio 2013

Scadenze Unico 2013 e IMU

Una proroga delle scadenze di versamento relative al Modello Unico 2013 e all’IMU: è quanto chiedono gli Ordini territoriali dei Commercialisti in una lettera inviata il 24 maggio al ministro Saccomanni dal Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma, Mario Civetta, e condivisa da altri 61 Ordini d’Italia.

A meno di un mese dalla scadenza di legge del 17 giugno, i Commercialisti non dispongono ancora degli strumenti necessari per liquidare correttamente le imposte dovute. In particolare, a oggi non è disponibile, nella versione definitiva, il software (GERICO) per la compilazione ed il calcolo degli Studi di Settore che, come noto, interessano una vastissima platea di contribuenti.
Inoltre, anche per effetto dei recenti provvedimenti modificativi e sospensivi, il quadro applicativo dell’IMU è tutt’altro che chiaro.

La richiesta dei commercialisti è motivata, in un quadro di costruttiva collaborazione istituzionale che da sempre caratterizza i rapporti fra l`amministrazione finanziaria e la categoria, dalla necessità di offrire una adeguata e puntuale assistenza ai contribuenti. Quando in anni passati ci si è trovati in situazioni simili sono state varate proroghe rispetto ai termini ordinari.

Gli Ordini territoriali firmatari dell’istanza chiedono al ministro Saccomanni che venga concessa anche quest’anno una proroga, posticipando il termine all’8 luglio 2013

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L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il solo software GERICO 2013 versione Beta del 16/05/2013, specificando che il prodotto non è utilizzabile per gli adempimenti degli obblighi fiscali. Le risultanze in termini di stima dei ricavi/compensi ( comprensivi della normalità economica ) di cooerenza dell’applicazione pubblicata non hanno carattere di ufficialità e non possono essere utilizzate per la predisposizione della dichiarazione annuale relativa al periodo di imposta 2012.

Questo è quanto emerge dal sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate alla data odierna di consultazione.

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Articolo pubblicato il 22 Maggio 2013

ANTIRICICLAGGIO: limitazione uso del contante e riflessi contabili

Con il D.Lgs. n. 169 del 19 settembre 2012, che ha modificato e integrato il D.Lgs. n. 141 dell’agosto del 2012, il nostro legislatore è intervenuto nuovamente a modificare la disciplina della circolazione del denaro contante e degli altri titoli al portatore.

Il fatto che la disciplina sia stata più volte oggetto di modifica già nel corso dell’anno 2011, evidenzia l’importanza che il monitoraggio dei flussi finanziari assume in ambito nazionale, comunitario e internazionale ai fini del contrasto al riciclaggio ed all’evasione fiscale.

Prima del D.Lgs. n. 169/2012, relativo alle modifiche introdotte alla disciplina sulla circolazione del contante, il legislatore era già intervenuto due volte, nel corso del 2011, modificando la soglia che ne limita l’utilizzo.

Il comma 1 dell’art. 49 del D.Lgs. n. 231/2007 prevede come disciplina della limitazione dell’uso del denaro contante e dei titoli al portatore, tra soggetti diversi, una soglia che deve essere inferiore ai 1.000 euro.Non è, dunque, possibile trasferire:
- denaro contante;
- libretti di deposito bancari o postali al portatore;
- o titoli al portatore in euro o in valuta estera,

a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto del trasferimento è complessivamente pari o superiore a 1.000 euro.
La soglia dei 1.000 euro è stata introdotta nel nostro ordinamento dall’art. 12,comma 1, del D.L. n. 201/2011,c.d.Decreto “Salva Italia”.
Il trasferimento è vietato anche quando è realizzato mediante più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati.
Il trasferimento per importi superiori alla soglia può comunque essere effettuato per il tramite di banche, delle Poste Italiane S.p.a., degli istituti di moneta elettronica e degli istituti di pagamento a eccezione, questi ultimi, di quando svolgono operazioni di rimessa di denaro.
La relazione di accompagnamento al summenzionato Decreto evidenzia la finalità fortemente antievasiva della limitazione dell’uso del contante, laddove a una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari viene ricollegato un effetto deterrente sull’uso del contante ai fini dell’evasione fiscale.

TRASFERIMENTO DI CONTANTE,                                POSSIBILE SOLO SE

LIBRETTI DEPOSITO O TITOLI AL                                L’IMPORTO È INFERIORE A

PORTATORE        ————————->                           1.000 EURO

 

Il limite di utilizzo del denaro contante a partire dall’aprile del 2008 ha avuto una riduzione costante, fatta eccezione per il periodo a cavallo tra il 25 giugno 2008 e il 30 maggio 2010, quando la soglia da 5.000 euro venne incrementata a 12.500 euro.

Di qui l’attenzione dei Governi su tale strumento di limitazione dell’utilizzo degli strumenti finanziari, come leva di contrasto al riciclaggio e all’evasione fiscale. Nella seguente tabella viene riportata l’evoluzione normativa delle soglie

Norma

Limite

Norma

dal 1991   fino al 29 aprile 2008 € 12.500 L. n.   197/1991
dal 30   aprile 2008 fino al 24 giugno 2008 € 5.000 D.L. n.   223/2006
dal 25   giugno 2008 fino al 30 maggio 2010 € 12.500 D.L. n.   112/2008
dal 31   maggio 2010 fino al 12 agosto 2011 € 5.000 D.L. n.   78/2010
dal 13   agosto 2011 al 5 dicembre 2011 € 2.500 D.L. n.   138/2011
dal 6   dicembre 2011 € 1.000 D.L. n.   201/2011

 

Le violazioni alle disposizioni che limitano l’utilizzo del denaro contante e degli altri titoli al portatore rappresentano la stragrande maggioranza delle violazioni amministrative alla normativa antiriciclaggiodi cui al D.Lgs. n.231/2007.

Le sanzioni da applicare alle violazioni degli articoli 49, 50 e 51 del D.Lgs. n.231/2007 vengono contemplate dall’art. 58 dello stesso decreto.
Le principali sanzioni pecuniarie da applicare in caso di violazioni alla normativa sulla limitazione della circolazione del denaro contante e degli altri titoli al portatore, a seguito delle modifiche di cui all’art. 18, comma 1, del D.Lgs. n. 169 del 19 settembre 2012, sono le seguenti:

Violazione   Entità sanzione  Entità sanzione  Normasanzionatoria
Limitazione   all’uso deldenaro e dei   titoli alportatore nelletransazioni Dall’1% al 40%   dell’importotrasferito e   comunque noninferiore a 3.000   euro Art. 58, comma1, del D.Lgs. n.231/2007
Obbligo dicomunicazione al   Mefdelle infrazioni   alledisposizioni di   cui all’art.49, comma 1, e   all’art. 50 Dal 3% al 30%   dell’importodell’operazione,   del saldodel libretto   ovvero del contoe comunque non   inferiore a3.000 euro Art. 58, comma7, del D.Lgs. n.231/2007
Obbligo di ridurre   ilsaldo, estinguere illibretto o   comunicare iltrasferimento Dal 30% al 40% del   saldo ecomunque non   inferiore a3.000 euro Art. 58, comma3, del D.Lgs. n.231/2007
Obbligo di tenere   ilsaldo dei libretti   alportatore sotto i   1.000euro Dal 30% al 40% del   saldo ecomunque non   inferiore a3.000 Art. 58, comma2, del D.Lgs. n.231/2007
Apertura o   utilizzo diconti e libretti   dirisparmio anonimi   o conintestazione   fittizia Dal 20% al 40% del   saldo dellibretto nel caso   di apertura,dal 10% al 40% nel   caso diutilizzo e   comunque noninferiore a 3.000   euro Art. 58, commi 5e 6, del D.Lgs. n.231/2007

 

Fatta questa premessa, riteniamo necessario fornire alcune indicazioni sulla problematica dei finanziamenti dei soci,ossia di quei versamenti fatti dai soci a favore della società con vincolo di restituzione.
Preliminarmente, ricordiamo che, in generale, l’erogazione dei finanziamenti da parte dei soci alla propria società, nonché la restituzione dei medesimi ai soci, è lecita e non può avvenire in contanti per importi superiori a € 1.000 ( ai sensi della norma sull’antiriciclaggio).
Qualora l’Agenzia delle entrate in sede di verifica, constati che i finanziamenti (e le restituzioni) avvengono frequentemente “per cassa”, eccepisce che questa è una pratica volta a nascondere il classico fenomeno della cassa negativa, il quale, a sua volta, ha spesso origine da vendite in nero (infatti, quando vi sono incassi in nero, questi, non essendo imputati in contabilità, non incrementano la cassa contabile e i pagamenti fatti ai fornitori con il contante incassato in nero,se rilevati in contabilità, comportano una riduzione della cassa contabile determinando spesso un suo segno negativo; a ciò spesso si rimedia attraverso un finanziamento dei soci in contanti).
Aggiungiamo che la Corte di Cassazione con la recente Sentenza n. 1908/2007 ha riconosciuto legittima la suddetta ricostruzione dell’Agenzia delle Entrate.
Dunque, è importante che i finanziamenti soci e le restituzioni agli stessi avvengano, salvo casi eccezionali (somme di modesto importo) a mezzo assegno non trasferibile o meglio ancora, mediante bonifico bancario in modo che si possa indicare la causale “ Finanziamento soci infruttifero ”.
Quindi, se far comparire in contabilità una cassa “negativa” è inammissibile, l’espediente di far tornare i conti con il finanziamento soci per cassa può far ritenere all’Agenzia delle Entrate che si intende occultare la cassa negativa originata da vendite in nero.
Inoltre, segnaliamo che la Corte di Cassazione con Sentenza n. 1908/2007 ha riconosciuto come legittimo un avviso di accertamento induttivo (ossia un avviso di accertamento del reddito imponibile basato non sulle risultanze contabili e sulle dichiarazioni fiscali bensì su presunzioni qualificate), nei confronti di un contribuente che, pur dichiarando modesti redditi, continuava a finanziare le proprie imprese. Nel caso di specie il contribuente aveva sostenuto che i soldi dei finanziamenti derivavano da risparmi di molti anni di lavoro e che tale denaro era frutto di economie sopportate anche da altri componenti del nucleo familiare.
La Cassazione non gli ha dato ragione.

Se un socio eroga finanziamenti a favore della propria impresa deve poter dimostrare la provenienza di quella disponibilità (ad esempio, che si tratta di somme derivanti da redditi di lavoro dipendente, da fabbricati concessi in locazione, da regalie di parenti che dimostrino a loro volta l’origine delle some donate, ecc.) altrimenti, l’Agenzia delle Entrate, anche con l’ausilio del potente strumento dell’accertamento bancario, può ritenere che le somme versate dal socio nella società rappresentino somme mai assoggettate a tassazione.
Per evitare problematiche con la circolazione contante generate dagli apporti dei soci, si consiglia di redigere un verbale a inizio anno dove si chiede loro, a causa delle difficolta’ finanziarie per reperire fondi presso le banche, di effettuare versamenti secondo le loro disponibilità anche in contanti.

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Articolo pubblicato il 20 Maggio 2013

Imu, rata di giugno: pagano 30 milioni di immobili, prime case di pregio e le seconde abitazioni

Imu. Escluse dal blocco dell’acconto di giugno le abitazioni di tipo signorile, quelle in villa, i castelli e i palazzi. I fabbricati per i quali l’appuntamento con le casse non cambia sono quasi 30mila. Parliamo di seconde case, case affittate, concesse in uso gratuito a parenti e/o amici, uffici, negozi, box e cantine che non rientrano come pertinenze della prima casa. L’appuntamento con l’Imu non cambia neanche per i proprietari di capannoni, alberghi, cinema e impianti industriali. Per questi scatterà,invece, l’aumento dell’8,3% con il passaggio del moltiplicatore da 60 a 65 previsto dal dl ‘salva-Italia’. In prospettiva ci potrebbe essere la deducibilità dell’imposta dal reddito d’impresa, ma per ora la conversione in legge del decreto n. 35/2013 prevede che con l’acconto si pagherà il 50% di quanto dovuto in base alle aliquote comunali fissate nel 2012. Se la riforma sulla fiscalità immobiliare non arriverà entro il 31 agosto, chi al 17 giugno non pagherà dovrà farlo a settembre.

Il “ lenzuolometro”  non consente di determinare i ricavi di un albergo congruo e coerente agli studi di settore

Se l’albergo è in linea con gli studi di settore, l’Amministrazione Finanziaria non può basare l’accertamento sul ‘lenzuolometro’, cioè sui cambi di biancheria. Tanto più se l’ufficio non ha considerato le tariffe inferiori praticate a bassa stagione e l’utilizzo di camere matrimoniali come singole. È quanto emerge nella sentenza 12/12/2013 della Ctr Liguria. Ad un albergatore di una città turistica era giunto un accertamento  con il quale si contestava un maggior reddito d’impresa sulla base del ‘lenzuolometro’.  Il numero delle presenze in albergo era stato determinato sulla base dei lavaggi di biancheria. Il contribuente, nel ricorso, lamentava la non congruità e coerenza del ‘lenzuolometro’ con lo studio di settore applicato o applicabile.

 

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Articolo pubblicato il 15 Maggio 2013

Dichiarazione redditi

Detrazioni: parafarmaco sì o parafarmaco no?

Il termine “parafarmaco” comprende sia prodotti aventi efficacia medicinale che altri prodotti non sanitari, come, ad esempio, prodotti dietetici o colliri. Tali prodotti, acquistati nelle farmacie, sono o no detraibili?
Oramai è noto che, in riferimento alle spese che il contribuente sostiene per l’acquisto di farmaci o medicinali, la detraibilità è subordinata al rilascio, da parte della farmacia, di fattura o scontrino fiscale, contenente la natura, la qualità e la quantità del prodotto acquistato nonché il codice fiscale del destinatario dell’acquisto stesso.
La detraibilità compete esclusivamente per l’acquisto di prodotti riportanti la qualità di “medicinali” o “farmaci”.
È con la Risoluzione n. 396/2008 che l’Agenzia delle Entrate interviene, stabilendo che la spesa sostenuta per tutti i prodotti acquistati denominati “parafarmaci”, siano essi prodotti fitoterapici, pomate, colliri, ecc., non può essere equiparata a quella per medicinali, né alle altre categorie di spese sanitarie per le quali è riconosciuta la deduzione o la detrazione d’imposta ai sensi degli artt. 10, c. 1, lett. b) e 15, c. 1), lett. c), del TUIR.
Sono esclusi, pertanto, dalla possibilità detrazione le spese documentate con scontrini delle farmacie recanti la dicitura “parafarmaco”.
Con la Circolare n. 40/2009, emessa a seguito del Provvedimento 29 aprile 2009 del Garante della Privacy, secondo il quale l’indicazione della denominazione commerciale del farmaco risulta essere lesiva della riservatezza e dignità degli interessati, è stata stabilita la necessità di dover sostituire la denominazione del medicinale (qualità) con il numero di “autorizzazione all’immissione in commercio“ (AIC).
Dal 1 gennaio 2010, quindi, ai fini dell’agevolazione fiscale sono ritenuti validi esclusivamente scontrini riportanti il codice AIC.
Tale codice è attribuito dal Ministero della Sanità ed è riportato sul bollino autoadesivo o direttamente sulla confezione (codice a barre).
Al pari dei suddetti parafarmaci, risultano non detraibili le spese sostenute per l’acquisto di integratori alimentari, anche se assunti a scopi terapeutici e con la prescrizione medica (Risoluzione n. 256/2008).

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Tante le novità in arrivo sull’IMU:
da un lato c’è la possibile sospensione dell’imposta per le abitazioni principali e dall’altro si cerca un modo per ridurre il peso fiscale anche sugli immobili delle imprese.

 

La nozione di abitazione principale per godere della sospensione dell’acconto 2013

Quali sono i requisiti per cui un immobile è considerato abitazione principale?
Quali immobili sono assimilati all’abitazione principale secondo la normativa IMU?
Gli immobili in uso gratuito ai familiari sono tali?

Nella normativa IMU per abitazione principale si intende l’immobile iscritto o iscrivibile nel Catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente (art. 12 c. 2 del D.L. 201/2011).
La nozione è quindi diversa da quella prevista ai fini dell’ICI.
Sulla base di quanto scritto ai fini dell’IMU le agevolazioni per abitazione principale sono, dunque, concesse al verificarsi di un duplice requisito:

1. prima di tutto è stabilito che “per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare”. Conseguentemente, il contribuente che deciderà di utilizzare come unica abitazione immobili che catastalmente sono separati, non potrà considerarli entrambi abitazione principale ma, al contrario, solo per uno potrà invocare le agevolazioni (aliquota agevolata e detrazioni), mentre per gli altri dovrà scontare l’imposta sulla base dell’aliquota ordinaria stabilita dal Comune;

2. il secondo requisito richiesto è quello (duplice) della dimora abituale e della residenza anagrafica nell’immobile per il quale si invocano le agevolazioni.

Dunque, si considera abitazione principale del contribuente quella inderogabilmente caratterizzata dalla compresenza di due requisiti:

  • quello soggettivo (dimora abituale nel fabbricato);
  • e quello oggettivo (iscrizione anagrafica).

Inoltre:

  • non è necessario che il fabbricato sia effettivamente accatastato, essendo sufficiente la sua semplice iscrivibilità in Catasto;
  • l’abitazione può considerarsi principale, se il contribuente risiede e dimora insieme al proprio nucleo familiare: nel caso in cui il contribuente risiede e dimora in immobile diverso da quello della moglie, entrambi andrebbero a perdere le agevolazioni per abitazione principale, secondo la tesi più restrittiva;
  • nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile.

Ai fini Imu sono stabilite alcune assimilazioni all’abitazione principale, fattispecie che sono state riprese da analoghe previsioni già conosciute in ambito Ici.
Il comma 10 dell’art.13 del D.L. n.201/11 prevede:

  • l’applicazione della detrazione alle unità immobiliari di cui all’art.8, co.4 del D.Lgs. n.504/92: si tratta delle unità immobiliari, appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, nonché agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP);
  • l’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze, nonché la detrazione in ragione della quota di possesso per l’immobile posseduto dal coniuge separato o divorziato, non assegnatario della casa coniugale (art. 6, co. 3-bis del D.Lgs. n.504/92). Tale diritto spetta acondizione che il soggetto passivo non sia titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale su un immobile destinato ad abitazione situato nello stesso Comune ove è ubicata la casa coniugale;
  • solo nel caso di previsione regolamentare in tale senso da parte del Comune (in caso contrario trattasi di assimilazione non operante), viene stabilita l’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze, nonché la detrazione, per l’immobile i cui proprietari o usufruttuari siano anziani o disabili che acquisiscono la residenza in stituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata (art.3, co.56 della L. n.662/96).

Non è invece espressamente prevista un’altra forma di assimilazione che i Comuni con grande frequenza hanno introdotto ai fini Ici: si tratta della concessione in uso gratuito ai familiari.

Non si tratta di una dimenticanza, ma di un’esplicita eliminazione di tale disposizione: il co. 14, lett. b) dell’art. 13, D.L. n. 201/11 va ad abrogare anche la lett. e) del co. 1 dell’art. 59 del D. Lgs. n. 446/97.

Secondo taluni, i Comuni la potrebbero comunque introdurre in forza della generale potestà regolamentare di cui all’art.52, D.Lgs. n.446/97, anche se si nutrono forti dubbi in tal senso.

 

Accatastamento non unitario: sospensione solo per l’unità adibita ad abitazione principale

L’abitazione principale (una villetta) in cui abito è formata da due unità immobiliari su due piani comunicanti con una scala, registrate al catasto separatamente. Per il 2012 ho considerato come abitazione principale una sola unità (quella con maggiore rendita catastale) pagando l’Imu sulla seconda unità come seconda abitazione. Ora, nel 2013, in vista della sospensione della rata di giugno, come devo comportarmi?

Stando alle bozze di decreto legge, la sospensione sarà applicata solo sull’unità che è stata considerata come abitazione principale, mentre sull’altra l’Imu dovrà essere pagata normalmente. Andrebbe valutata la convenienza a procedere all’accatastamento unitario delle due unità, in modo da considerare il tutto come abitazione principale.

 

Le tre rate valevano per il 2012

È ancora possibile pagare, come per il 2012, l’imposta in tre rate?

L’articolo 12, comma 12-bis del Decreto Legge 201/2011, già prevedeva che la facoltà del pagamento in tre rate dell’Imu per l’abitazione principale valeva solo per il 2012. Quest’anno valgono comunque per tutti le due rate ordinarie.
Sull’abitazione principale si è in attesa di un testo legislativo per comprendere la portata del rinvio della rata di giugno.

 

Fabbricati rurali

Un deposito agricolo di 70 metri quadrati; indipendentemente dalla categoria catastale, che aliquota applica ai fini IMU?

Per i fabbricati rurali ai sensi dell’articolo 9, comma 3-bis, del decreto legge 557/93 l’aliquota base continua a essere quella agevolata dello 0,2%, come per il 2012.
Tuttavia è necessario che la qualifica di fabbricato rurale risulti dalle iscrizioni catastali a seguito della comunicazione con autocertificazione effettuata entro il 30 settembre 2012. La categoria catastale è irrilevante, ma deve risultare la sigla “R”.

 

IMU sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali sulle seconde case

Due famiglie (legate da vincolo di parentela) si sono scambiate in comodato d’uso gratuito l’abitazione principale e pertanto risultano entrambe “seconde case”. Lo scorso anno è stato versato un importo pari a 2.500 euro in acconto e di 5.700 euro a saldo. Questa problematica, sorta dal 2012 con l’abolizione dell’ICI e l’anticipazione dell’IMU, è allo studio del Governo. Per l’anno 2013 si deve comunque continuare a considerare tali immobili come “seconde case”? 

Allo stato della legislazione, sulla nozione di abitazione principale non è cambiato nulla. Ne deriva che i casi descritti nel quesito sono qualificati come seconde case. Né sono previste, a oggi modifiche legislative in questo senso. In ogni caso l’Irpef sulle seconde case non è più dovuta.

 

Versamento minimo di 12 euro

Un contribuente è proprietario di un solo terreno agricolo incolto. L’imposta dovuta è di 12,30 euro, da versare 12 euro. Il versamento va effettuato?

Come accadeva per l’Ici anche per l’Imu nel caso in cui l’importo complessivamente dovuto sia inferiore o pari a 12 euro, l’imposta non risulta dovuta (articolo 1, comma 168, Legge 296/2006). Pertanto nel caso di specie l’Imu non deve essere versata.

 

Esenti i terreni in aree montane

I terreni non agricoli (c.d. terreni incolti posseduti da persone fisiche) situati in comuni montani sono esenti da Imu?

Sì, l’Agenzia delle Entrate con Circolare n. 5/E/2013 ha chiarito che sono esenti da Imu i terreni ricadenti nelle aree montane e di collina in base alla circolare n. 9/1993. Pertanto rientrano nell’agevolazione anche i terreni ricadenti in tali zone, anche se incolti.

 

Seconda casa concessa al figlio

Un’abitazione concessa in uso gratuito a un figlio sarà considerata abitazione principale o seconda casa?

In assenza di modifiche legislative specifiche, l’abitazione concessa in uso gratuito sarà considerata come seconda casa.

 

Il calcolo per la bifamiliare

Tizio e Caio, fratelli, hanno costruito una bifamiliare insieme e la proprietà è al 50% ciascuno. Ognuno ha il proprio nucleo familiare e il proprio appartamento.L’anno 2012 sulla quota di proprietà dell’appartamento in cui dimora, Tizio ha versato come abitazione principale, mentre per l’altro 50% di Caio ha versato come seconda abitazione. Viceversa sull’altro appartamento. Questa anomalia è costata oltre 300 euro ciascuno, che avrebbero potuto risparmiare se ognuno di loro avesse il proprio appartamento al 100%.

Il comportamento del lettore è corretto e l’unica soluzione risulta una cessione reciproca delle quote. Se infatti l’intestazione dei due immobili è promiscua, al 50%, la metà nella titolarità del soggetto che non abita in quell’immobile va considerata come seconda abitazione.

 

Soggetti iscritti all’Aire ( Anagrafe italiani residenti all’estero): la scelta spetta ancora al Comune

Cosa cambia per gli italiani residenti all’estero in termini di Imu? Sarà ancora a discrezione dei Comuni l’imposizione?

Al momento, l’assimilazione all’abitazione principale dell’unità in proprietà dei soggetti Aire è ancora una facoltà dei Comuni. Si è in attesa di un testo legislativo per comprendere la portata delle modifiche che si intendono approvare.

 

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Articolo pubblicato il 3 Maggio 2013

IMU?     

L’orientamento politico e le proposte legislative sono alquanto fluttuanti: si parla di una riforma strutturale della tassazione sulla casa, quindi di una rivisitazione dell’IMU, nel senso di una sua sostituzione con la nuova “tax service” o con un IMU “alla tedesca” o infine con un’IMU graduata a seconda del reddito prodotto dai contribuenti. L’intento del nuovo Governo Letta  sarebbe quello di“pensionare” l’IMU in favore:

− della nuova “service tax”, un’imposta unica sui servizi e sulla casa. La Tassa di servizio  si  configurerebbe come  una sorta di “maxi-Tares“,  in quanto  tiene conto del:

- prelievo comunale sugli immobili;
- di quello sui rifiuti e sui servizi;
- a cui aggiungere un prelievo mirato sulle case di pregio;

− o di una nuova IMU, studiata sul modello tedesco, ossia una tassa federale, gestita completamente dal territorio e strettamente legata a una rivalutazione delle rendite. Va detto che in tal caso andrebbe prioritariamente operata la Riforma del catasto;

− o di una nuova IMU, come risultato di una rimodulazione dell’imposta stessa con un intervento mirato sulle detrazioni per l’abitazione principale e i carichi di famiglia, caratterizzata da una maggiore progressività del prelievo legata a  reddito e all’Isee. Un simile intervento comporterebbe costi da adempimento  enormi: sia quelli sostenuti dai contribuenti, sia quelli delle amministrazioni nella riscossione e nei controlli.

A meno che non si pensi all’eliminazione tout court del prelievo sull’abitazione principale. Il ministro degli Affari regionali, Graziano Del Rio, sottolinea tra l’altro “di restituzione dell’Imu del 2012 nel programma non si è parlato. In questo momento non c’è stata posta la restituzione come obiettivo”. Il Def all’esame delle Camere, dopo gli ultimi ritocchi del Governo Monti, parla di stabilizzazione dell’imposta municipale anche dopo il 2014, quando terminerà la fase sperimentale prevista dal Salva-Italia, mentre il nuovo Governo parla di riduzione o soppressione. In questo senso si attende il primo decreto legge con l’ufficializzazione dello stop al pagamento di giugno e le eventuali modalità per far fronte agli effetti di cassa, pari a circa 2 miliardi di euro, che la sospensione produrrà sui bilanci degli enti locali.

Con il blocco dei pagamenti di giugno il Governo prende tempo per definire le linee di intervento e attuare una “riforma” strutturale della tassazione sulla casa.

Attendiamo fiduciosi l’evolversi degli eventi, confidiamo nell’esemplificazione fiscale ed alleggerimento della sua pressione!

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